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	<title>Altura Labs &#187; contenuti</title>
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		<title>Cybercensura senza frontiere</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 07:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Australia con una legge impone ai provider di filtrare i contenuti inappropriati per proteggere gli utenti. E' davvero questa la strada?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo sconfiggere la pedopornografia online. Vogliamo proteggere bambini e adolescenti dai pericoli della Rete. Su questo siamo tutti d&#8217;accordo. Ma sulle <strong>modalità</strong> delle azioni da intraprendere lo siamo molto meno. La <strong>censura</strong>, potente strumento di valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, sembra essere la chiave del successo per alcuni. Ma chi e in che misura deciderà quanto saranno strette le maglie di questi filtri? Chi deciderà quale voce potrà passare, quale immagine, quale testo potremo visualizzare sullo schermo del nostro pc?</p>
<p>Questa parola, &#8220;censura&#8221;, anzi <strong>cybercensura</strong>, è una realtà, ed è oggetto d&#8217;indagine da parte dei <em>Reporters sans frontières</em>. Non solo, la giornata del <strong>12 Marzo</strong> è diventata la &#8220;giornata mondiale contro la cybercensura&#8221; a sottolinearne l&#8217;importanza. Perché, lo sappiamo, nel mondo esistono paesi in cui la libertà d&#8217;informazione è ancora un&#8217;opinione. Si parla di Cina, Iran, Arabia Saudita, Corea del Nord, Cuba&#8230;ora si aggiunge a sorpresa nella lista l&#8217;Australia, con una legge che impone ai provider di filtrare i contenuti <em>inappropriati </em>per proteggere gli utenti. Ma siamo così lontani da queste problematiche?</p>
<p>Il dubbio sorge e le voci girano. E Internet, che fino a ieri ci sembrava l&#8217;ultimo baluardo dell&#8217;espressione individuale, dei piccoli spazi di sfogo e di libertà personale, si avvia verso strade tortuose. Basta cercare; recentemente è stato segnalato in LaRepubblica.it un <strong>caso di censura</strong> su Facebook.</p>
<p>L&#8217;azione di oscuramento ha colpito un gruppo che si fa chiamare &#8220;Rassegna Stanca&#8221;, e si occupa di pubblicare notizie estrapolate dai media dando il via a discussioni su temi d&#8217;attualità.</p>
<p>Si parlava di preservativi e Aids prima del viaggio in Africa del Papa e nel corso del dibattito è stato ripreso un brano de <em>L&#8217;Avvenire</em> che ha creato una lunga serie di commenti. La motivazione addotta da Facebook è stata che tale dibattito potesse risultare <em>offensivo</em>.</p>
<p>E sottolineo <strong>&#8220;social network&#8221;</strong>, quindi non uno strumento d&#8217;informazione pubblica; per quel che mi riguarda si tratta di uno spazio d&#8217;interazione sociale come potrebbe essere un autobus o un bar. Facebook ha messo delle regole grazie alle quali può esercitare il diritto di non pubblicare messaggi offensivi; e questo “teoricamente” è corretto. Credo che il problema non risieda tanto nel mettere qualche regola basilare alla pubblicazione dei contenuti, ma più che altro nel modo in cui vengono applicate; ad esempio nel far salire tutti sull&#8217;autobus e improvvisamente bloccare solo qualcuno&#8230;e chissà perché&#8230;</p>
<p>La definizione di contenuto &#8220;offensivo&#8221; è comunque molto ampia.</p>
<p>Su Facebook infatti può girare veramente qualsiasi cosa e personalmente ritengo che un dibattito d&#8217;attualità, non importa quale vocabolario sia utilizzato, sia più utile di un&#8217;applicazione che ti faccia scoprire se corrispondi di più a un cavallo o a un maiale. Ma sono opinioni personali, come sono personalissimi i criteri di filtraggio&#8230;</p>
<p>Direi che ancor più di questo episodio, possa far riflettere l&#8217;articolo <strong>50bis</strong> del <strong>disegno di legge 733,</strong> già <strong>approvato</strong> in Senato: prevede <strong>l’oscurazione</strong> <strong>obbligatoria</strong> da parte dei <strong>provider</strong> di quei siti che, per i propri contenuti, vengono giudicati colpevoli di apologia di reato o d&#8217;istigazione per via telematica. Quindi tutto sarà nelle mani, e soprattutto nella testa, di un cybercensore. Ben vengano le iniziative rivolte a punire reati come pedopornografia e gambling, ma chi ci assicura che questo articolo non investa anche le opinioni personali e la libertà d&#8217;espressione? E se si tratta di trovare i colpevoli di qualche reato, perché non punire direttamente i responsabili &#8220;reali&#8221; piuttosto che obbligare i provider a fare da filtro e nascondere contenuti “virtuali”?</p>
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		<title>Professioni dei contenuti Web</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/12/23/professioni-dei-contenuti-web/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 15:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[professioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è avviati verso una specializzazione in ambito lavorativo anche per quel che concerne il Web che scompone i settori in sotto-settori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è avviati verso una <strong>specializzazione</strong> in ambito lavorativo anche per quel che concerne il Web che scompone i settori in sotto-settori, competenze e mestieri. Tra questi, i ruoli legati alla <strong>realizzazione dei contenuti</strong>,  conosciuti per lo più solo dagli addetti ai lavori.</p>
<p>In Francia ad esempio, il ministero de <em>l&#8217;Enseignement supérieur et de la Recherche</em><em> </em>ha istituito di recente un <strong>portale dei mestieri di Internet</strong>, diretto soprattutto alle nuove generazioni che cercano di capire verso quali studi indirizzarsi, scandagliando le possibilità lavorative del settore: nonostante si tratti di <strong>un&#8217;utile iniziativa</strong>, nell&#8217;ambito dei contenuti si nota la presenza di un&#8217;unica voce, quella del <strong>&#8220;journaliste on line&#8221;.</strong></p>
<p>Questa generalizzazione, non solo rischia di creare un discreto malcontento nei giornalisti riconosciuti formalmente come tali, ma risulta particolarmente strana nel paese d&#8217;Oltralpe, dove le definizioni e le specializzazioni sono estremamente sentite in campo formativo e professionale. Oltre al journaliste web, infatti nella realtà francese si parla di <strong>rédacteur web</strong>, <strong>redacteur de contenu éditorial</strong>, <strong>blogueur</strong>, <strong>podcasteur</strong>, <strong>webmaster éditorial</strong>, <strong>chef de projet éditorial web</strong> ecc&#8230;</p>
<p>Le sfumature nell&#8217;ambito della redazione e l&#8217;organizzazione dei contenuti online sono tante e sfuggono ad un&#8217;eccessiva categorizzazione perché non fisse in tempi e spazi ben definiti, spesso intrecciate e sovrapposte le une alle altre. Gli stessi elementi portanti dello scrivere per il Web, che permettono di strutturarne i contenuti, si legano a molteplici aspetti:</p>
<ul>
<li><strong>funzionali </strong>(navigazione, architettura delle pagine, link&#8230;).</li>
<li><strong>formali </strong>(leggibilità, formattazione, elementi grafici…).</li>
<li><strong>editoriali e legati al web marketing</strong> (contenuto, linguaggio, tono del discorso, interazione con gli utenti, ecc…).</li>
</ul>
<p>Attualmente inoltre l&#8217;integrazione dei <strong>nuovi media</strong> digitali con i <strong>tradizionali </strong>è sempre più diffusa e diversificata, quindi un testo potrebbe essere destinato ad un blog, ad una e-mail, alla home-page di un sito o allo schermo di un cellulare.</p>
<p>I <strong>nuovi ruoli</strong> possono essere raggruppati in <strong>tre aree di competenza</strong>, idealmente separabili solo all&#8217;interno delle grandi organizzazioni (Fonte: Franco Amicucci, <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm">http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm</a><a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm">)</a>:</p>
<ul>
<li><strong>Area operativa:</strong> Web Writer (redattore web, web copywriter, content specialist, web editor)</li>
<li><strong>Area di coordinamento:</strong> Chief Editor, Content Manager, Channel Manager, Web Publisher</li>
<li><strong>Area di analisi/consulenza:</strong> Analista di content management (esperto di comunicazione on line)</li>
</ul>
<p>Per concludere è probabile che la <strong>fluidità delle terminologie</strong> derivi dall&#8217;assenza stessa di un mestiere unico e strutturato perché facente parte di una <strong>realtà più ampia</strong> e ancora <strong>in evoluzione</strong> che non ha trovato il suo punto di arresto, corrispondendo alla stessa rapidità di cambiamento dei mezzi tecnici per i quali e tramite i quali opera.</p>
<p>Credo che il problema terminologico non esista poi a livello operativo, trovando ogni singola realtà professionale la sua <strong>giusta dimensione e sviluppo</strong> all&#8217;interno delle attività quotidiane. Il mancato riconoscimento da parte di un pubblico ampio dell&#8217;esistenza stessa di questo tipo di figura, risiede nella maggiore lentezza, almeno per quel che riguarda il nostro paese, di <strong>adattarsi </strong>alle nuove direzioni delle professioni dell&#8217;era contemporanea, soggette a <strong>dinamiche ben diverse</strong> rispetto ai mestieri tradizionali.</p>
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		<title>Valore e disvalore dei contenuti web</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/10/10/valore-e-disvalore-dei-contenuti-web/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 10:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Schulz Seyring</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[L'importanza del testo di un contenuto pubblicato sul web.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A prescindere dallo scopo commerciale racchiuso se non nel testo che stiamo scrivendo, sicuramente nella pagina sulla quale il testo verrà pubblicato e trovandomi spesso ad interagire con i <strong>contenuti del web</strong>, divengo sempre più cosciente della responsabilità che abbiamo nel momento in cui decidiamo di pubblicare qualcosa.</p>
<p>Indifferentemente che l’argomento riguardi i viaggi, un aspirapolvere o un articolo su un blog che parli di finanza, non sappiamo mai chi sarà a leggere l’articolo e quale sarà la sua capacità critica nel non considerare una verità assoluta quello che viene riportato.</p>
<p>Molti diranno che non è un problema nostro, se qualcuno non ha la capacità di approfondire gli argomenti e prende quindi per vero qualsiasi testo scritto su internet, ma è proprio questo il punto. Capita spesso di parlare con persone che se hanno un qualsiasi dubbio di natura tecnica, storica, geografica, ecc., cercano su internet e indipendentemente dalla fonte, prendono per vero quello che trovano scritto.</p>
<p>Non mi riferisco solo a <strong>Wikipedia</strong>, argomento già lungamente trattato nei più diversi siti web, ma anche al più banale dei testi, finalizzato per esempio ad inserire un contenuto che introduca il listing all’interno di una pagina. Spesso questi testi riportano informazioni corrette, forse un po’ superficiali, altre volte invece, chi ha una conoscenza un po’ più approfondita dell’argomento che viene trattato, scopre delle vere e proprie inesattezze e questo, a mio parere, non dovrebbe accadere. Meglio la superficialità, che permette comunque al lettore di informarsi più approfonditamente altrove, piuttosto che la divulgazione di informazioni errate. In fondo a noi, autori di questi testi, non costa nulla evitare di scrivere ciò di cui non siamo assolutamente certi e in questo modo, se non acquistiamo certo una funzione educativa, non rischiamo nemmeno quella diseducativa.</p>
<p>Quello che <strong>Umberto Eco</strong> ha scritto qualche tempo fa: &#8220;la nuova fondamentale materia da insegnare a scuola dovrebbe essere una tecnica della selezione delle notizie in linea&#8221; (<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1252511" target="_blank">&#8220;Come copiare da Internet&#8221;</a> pubblicato sull’Espresso), mi trova completamente d’accordo, ma mi fa anche pensare a coloro che hanno già terminato la scuola e usano internet come unico mezzo di consultazione. Forse proprio per loro, che per un qualsiasi motivo non hanno acquisito questa capacità selettiva, si dovrebbe porre maggior attenzione ai contenuti che proponiamo.</p>
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