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	<title>Altura Labs &#187; Web Marketing</title>
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		<title>I Quality Rater di Google</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Metrangolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[
Qualche giorno fa Matt McGee di Search Engine Land ha pubblicato un interessante articolo dal titolo
An Interview With A Google Search Quality Rater. Molto intrigante vista l&#8217;immensa mitologia che circola su chi siano e cosa facciano i famigerati Quality Rater di Google.
Innanzitutto chi fa questo mestiere non è un dipendente di Google: Lionbridge (nel caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/2012/01/24/i-quality-rater-di-google/quality-rater/" rel="attachment wp-att-892"><img src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2012/01/quality-rater.jpg" alt="" width="650" height="525" class="alignnone size-full wp-image-892" /></a><br />
Qualche giorno fa Matt McGee di Search Engine Land ha pubblicato un interessante <a href="http://searchengineland.com/interview-google-search-quality-rater-108702">articolo</a> dal titolo<br />
<em>An Interview With A Google Search Quality Rater</em>. Molto intrigante vista l&#8217;immensa mitologia che circola su chi siano e cosa facciano i famigerati Quality Rater di Google.<br />
Innanzitutto chi fa questo mestiere non è un dipendente di Google: Lionbridge (nel caso dell&#8217;intervistato), Leapforce, Butler Hill e probabilmente altri sono i nomi delle aziende che svolgono questo lavoro per conto di Google.<br />
<strong>La missione di un Quality Rater è, in primis, migliorare i risultati affiancando all&#8217;algoritmo la revisione umana.</strong><br />
Una supervisione al ranking delle SERP o addirittura una vigilanza sul SEO non sono obiettivi di questa attività.<br />
Il processo di valutazione di un sito è un&#8217;attività piuttosto complessa che coinvolge circa 6 raters per task: nel caso vi siano giudizi discordanti si apre una fase di discussione interna alla fine della quale<br />
si arriva ad un giudizio condiviso, se questo non bastasse entra in campo un moderatore, della stessa Lionbridge, che cerca di arrivare alla giusta sintesi basandosi su tutto ciò che è stato valutato riguardo alla pagina.<br />
Il rating non si ferma ai risultati naturali della ricerca di Google, ma può investire anche gli annunci pubblicitari di adwords, i risultati di google places, news e universal search.<br />
Ciò che è significativo è, sempre stando all&#8217;intervistato, che <strong>i rater non hanno alcun contatto con dipendenti di Google</strong> e il loro processo di lavoro è soggetto ad un controllo molto scrupoloso che prevede parziali sospensioni del lavoro del singolo qualora egli non abbia portato a termine una serie di tasks in un dato lasso temporale o al licenziamento, qualora la qualità del lavoro non sia giudicata soddisfacente.</p>
<p>Un esempio ci dice qualcosa in più su come lavorano: data la parola chiave “Nike Women’s Running Shoes” ci sono 20 siti da giudicare e il rater li visita tutti per determinare quale di questi sia <em>vital, useful, relevant, slightly relevant, o useless</em>.<br />
Ovviamente il sito ufficiale della Nike viene giudicato <em>vital</em> mentre la pagina di wikipedia sulla storia della nike prende in questo caso uno <em>slightly relevant</em> perché è evidente che chi sta cercando un prodotto non ha alcun interesse a leggersi la storia dell&#8217;azienda che lo produce.<br />
Fosse andato avanti con altri esempi sarebbe stato sicuramente più interessante; ci dice un po&#8217; poco su questo ma è probabile che di più non possa dire!<br />
Quello che si afferma chiaramente è che il processo di rating dei risultati comincia da un check sulla presenza di segnali di spam come testo nascosto e keyword stuffing, una volta assodato che si tratta di un sito che non adotta pratiche considerate &#8220;furbe&#8221; si va a leggerne il contenuto giudicando se questo sia utile all&#8217;utente o meno.<br />
Di sicuro ci sono tasks specifici che prevedono un giudizio sul design della pagina, non su quanto sia bella esteticamente la creatività, quanto invece funzionale al sito stesso ed alla disposizione di contenuti e pubblicità. La presenza di errori grammaticali nei testi invece, può influenzare negativamente il rating di un sito, dimostrando una volontà di ricerca di professionalità ed accuratezza nelle pagine web che produciamo.</p>
<p>Il tipo di verifica che viene ritenuta più importante è il <em><strong>Side by Side</strong></em> dove vengono giudicati i risultati di una stessa SERP prima e dopo un nuovo algoritmo, a garantire che il cambiamento sia sempre quello desiderato da Google, il migliore possibile.</p>
<p>Non di rado ho sentito storcere il naso riguardo la presenza di questa figura professionale dei quality rater: la critica muove dal fatto che se ti imponi con una tecnologia affermando la superiorità dell&#8217;algoritmo e poi ti affidi al fattore umano per aggiustare i risultati, dichiari di non essere in grado di produrre una tecnologia autosufficiente.<br />
Dal lato opposto ho invece guardato sempre positivamente a questa pratica di Google: da umanista felicemente prestato al web rimango convinto della <strong>necessità che non sia lasciato solamente ad un algoritmo stabilire il grado di rilevanza di un testo</strong>, di una pagina commerciale, o di un pensiero espresso all&#8217;interno di un blog.</p>
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		<title>Social Content Curation: &#8220;Just Give Me What&#8217;s Important and Let Me Find What I Need&#8221;</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2012/01/10/social-content-curation/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Lanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[content curation]]></category>
		<category><![CDATA[Convozine]]></category>
		<category><![CDATA[Pinterest]]></category>
		<category><![CDATA[Social Content Curation]]></category>
		<category><![CDATA[Storify]]></category>

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		<description><![CDATA[La content curation, che non prevede la creazione/produzione di contenuti ma la sua scelta, organizzazione per rilevanza ed argomento, per poi condividerla, suggerirla, segnalarla... altro non è, a pensarci bene, quello che io e molti dei miei amici facciamo usando piattaforme social, che certamente non nascono con questa vocazione primaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricomincio a scrivere, dopo un lungo periodo di silenzio, partendo da un argomento che da alcune settimane mi impone delle riflessioni, legate sicuramente al mio lavoro ma soprattutto al modo in cui io stessa, da utente, fruisco dei contenuti, lasciando, o dovrei dire “spingendo”, la mia rete sociale a fruire a sua volta [<em>si spera non troppo fideisticamente</em>] di ciò che io reputo degno di nota.</p>
<p>Reperire contenuti affini, vicini, corrispondenti ai propri interessi oggi è diventato piuttosto agevole per chiunque abbia una certa dimistichezza con le piattaforme di circolazione condivisa delle notizie e del sapere più in generale… ma quanti di noi hanno la consapevolezza di aver trasformato la propria personale attitudine alla condivisione della notizia rilevante, in una vera e propria content curation?</p>
<p>La <strong>content curation</strong>, che non prevede la creazione/produzione di contenuti ma la sua scelta, organizzazione per rilevanza ed argomento, per poi condividerla, suggerirla, segnalarla&#8230; altro non è, a pensarci bene, quello che io e molti dei miei amici facciamo usando piattaforme social, che certamente non nascono con questa vocazione primaria.</p>
<p>La “cura dei contenuti” è ovunque intorno a noi&#8230; </p>
<p>Più o meno consapevolmente si è passati dalla partecipazione e creazione attiva di contenuti, attraverso, Forum, Blog, Website personali, alla sintesi e alla &#8220;content curation altrui&#8221;, contenuti che possano in qualche maniera parlare delle nostre passioni, rappresentare le nostre posizioni…parlare di noi senza lo “sforzo” di far parlare noi.<br />
Che siano Feed RSS, social media feed o mashup di news online…non ci sono limiti alla tipologia di contenuti disponibili, Foto, Video, Immagini, Canzoni…qualsiasi tipo di contenuto online che può essere condiviso, può essere &#8220;curato&#8221;.</p>
<p>Molti di noi fanno content curation da anni senza saperlo, con un Facebook feed o unTwitter stream ma non tutti pensavamo sarebbe stato uno degli argomenti più “caldi” del 2012.</p>
<p>Si rincorrono oramai i nomi di piattaforme che hanno fatto della content curation la loro mission.  Vi sono almeno due tipologie di piattaforme, quelle che consentono un’editing ottimizzato per la fruizione su supporti quali tablet e Ipad e quelli che si concentrano invece sulle utilities per il data mining. </p>
<p>Piattaforme interessanti e decisamente accattivanti, che possono essere utilizzate per il social content curator come, <a href="http://www.gimmebar.com">Gimmebar</a>, <a href="http://pinterest.com/">Pinterest</a>, <a href="http://snip.it/">Snip.it</a>, <a href="http://convozine.com/explore">Convozine</a>, <a href="http://erly.com/">Erly.com</a> hanno visto, negli ultimi anni, una crescita enorme e sono sempre di più in rete gli esempi di idee simili.</p>
<p>Lo stesso <a href="http://www.tumblr.com/">Tumblr</a>, che tutti conoscono come una piattaforma di microblogging, può essere considerato come un primo prototipo di ciò, con i suoi strumenti decisamente semplici per la condivisione di diversi tipi di contenuti, ma molti dei nuovi arrivati hanno aggiunto una “grid-like design” per una facile navigazione delle pagine e la condivisione di raccolte di immagini.</p>
<p>Alcune fra le piattaforme più utilizzate e conosciute sono:</p>
<p><a href="http://www.scoop.it/">Scoop.it</a> , che ha la caratteristica di supportare il “curatore di contenuti” non soltanto di un canvas di pubblicazione formattato ed efficiente, ma presenta un sistema di scansione dei contenuti rintracciati in rete che utilizza un duplice sistema: parole chiave e feed rss delle fonti.<br />
Scoop.it , tra le altre cose, non  dimentica di strizzare l’occhio alla parte social. Utilizzando le sue funzionalità social infatti, si entra facilmente nel circuito dei curatori di altri topic con i quali si può interagire diventando loro follower  e proponendosi come fornitori di citazioni per i loro canali.</p>
<p><a href="http://storify.com/">Storify</a> permette di incorporare tweets rilevanti per un determinato argomento in un post, conservando tutti i link e preservando così le fonti originali in modo da garantire una corretta  attribuzione a garanzia dell’autore e di chi fruisce di quei contenuti. Inoltre, una funzionalità pingback invia un allert a qualsiasi fonte che viene citata e che aiuterà la storia a diventare più virale e interattiva.<br />
Con la stessa logica di condivisione e citazione agisce con altri social media come Facebook, Flickr e YouTube.</p>
<p>Analizzando le specifiche opportunità e funzionalità messe a disposizione da queste piattaforme, la forma che assume la pubblicazione finale del lavoro di social content curation può essere espressa come <strong>storytelling </strong>(Storify), <strong>aggregazione</strong> (Scoop.it), <strong>magazine </strong>(Convozine) o <strong>lifestream</strong> (Erly) e la scelta dipenderà dall’obiettivo e dal contesto a cui ci si vuole rivolgere.</p>
<p>La forza di queste piattaforme sta nel sorting, nel tagging e nella facilità di aggregare con un proprio stile tutto ciò che è il web mette a disposizione, con uno sforzo minimo rispetto al passato.</p>
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		<title>Obiettivi di Analytics importabili in Google AdWords</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/06/18/obiettivi-di-analytics-importabili-in-google-adwords/</link>
		<comments>http://www.alturalabs.com/blog/2009/06/18/obiettivi-di-analytics-importabili-in-google-adwords/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 15:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetto Colicci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[google adwords]]></category>
		<category><![CDATA[google analytics]]></category>

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		<description><![CDATA[Il blog di Google Analytics ha annunciato una novità interessante, è  possibile utilizzare il Conversion Tracking di Adwords utilizzando gli obiettivi di Analytics.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il blog di Google Analytics ha <a href="http://analytics.blogspot.com/2009/06/import-your-google-analytics-goals-into.html">annunciato</a> che è ora possibile utilizzare il Conversion Tracking di Adwords utilizzando gli obiettivi di Analytics, è quindi ora possibile controllare le conversioni di Analytics direttamente nel pannello di AdWords ed al tempo stesso impostare strategie per la gestione a CPA con i suddetti obbiettivi. </p>
<p>E&#8217; sicuramente una novità molto interessante, tenendo conto del fatto che il veccchio conversion tracking non tracciava tutte le tipologie di obiettivi, ad esempio click sui link o all&#8217;interno di filmati Flash.</p>
<p>E&#8217; possibile abilitarlo nella sezione Tools -> Conversion Tracking di Adwords<br />
<img src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/06/Conversion-Tracking_1245339751196.png" alt="Conversion Tracking Adwords" title="Conversion Tracking Adwords" width="700" class="aligncenter size-full wp-image-777" /> </p>
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		</item>
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		<title>Il &#8220;Sesto Potere&#8221;: Google</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/05/14/il-sesto-potere-google/</link>
		<comments>http://www.alturalabs.com/blog/2009/05/14/il-sesto-potere-google/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 May 2009 12:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Schulz Seyring</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[sesto potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo molto interessante, che illustra in maniera chiara il potere raggiunto da Google, grazie a tutti i servizi che offre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato un articolo molto interessante, pubblicato su “<strong>Die Zeit</strong>” del 31 marzo 2009, di Kurt Sagatz e Corinna Visser, “<a href="http://www.zeit.de/online/2009/06/tsp-google-kaputt?page=all"><em>Die Macht von Google”</em></a>, che illustra in maniera molto chiara il potere che <strong>Google</strong> ha raggiunto grazie a tutti i servizi che offre. Cercherò di riportare più o meno quanto scritto nell’articolo.</p>
<p>Google è ormai presente in tutte le situazioni, indifferentemente che si tratti di cartomanzia, gestione degli appuntamenti, acquisti o prenotazione di biglietti aerei e, per Marissa Mayer, Vicepresidente di Google, è semplice spiegare perché  il motore di ricerca su internet abbia un’influenza così grande: &#8220;<strong>Gli utenti cercano volontariamente su Google</strong>. Sono liberi di utilizzare in ogni momento un altro motore di ricerca&#8221;.</p>
<p>Quando Google a marzo ha avuto dei problemi che hanno paralizzato per qualche tempo l’intero mondo di internet,  è risultata evidente <strong>l’entità della dipendenza dal motore di ricerca</strong>, enormemente cresciuta dalla sua fondazione nel 1998. In un caso l’errore era stato causato da un collaboratore di Google, che aveva inserito uno Slash in un punto sbagliato della lista di avviso per i siti web pericolosi. Ciò è stato più che sufficiente a creare un disservizio, infatti, per ogni ricerca effettuata appariva l’avviso: “Questa pagina web può danneggiare il vostro computer”. Le informazioni sulla pagine web pericolose Google le ottiene anche dall’organizzazione internet non-profit <a href="http://stopbadware.org/">Stopbadware.org</a> . Il portavoce di quest’azienda, Stefan Keuchel, ha però riferito al <a href="http://www.tagesspiegel.de/">Tagesspiegel</a>: &#8220;La nostra lista viene aggiornata secondo un processo permanente. Per dirlo in modo chiaro: la colpa dell’inserimento errato è dipesa da Google&#8221;.</p>
<p>Ora Google vorrebbe evitare un ripetersi dell’incidente, utilizzando una procedura migliore per controllare la lista.</p>
<p>Secondo quanto rilevato finora, l’errore aveva colpito principalmente la ricerca di Google. Altri settori quali la pubblicità con AdWords o la ricerca di prodotti di Google funzionavano normalmente. La dimensione di quanto potrebbe succedere risulta comunque chiara quando si considerano tutti i servizi offerti da Google. In questo caso un’interruzione del Data Centers di Atlanta paralizzerebbe una buona parte di Internet. Se da un minuto all’altro gli utenti di internet  si trovassero a doversela cavare senza la <strong>ricerca di Google</strong>, le news, i blog, i libri, i prodotti, senza <strong>Google Mail</strong>, <strong>Google Calendar</strong>, <strong>Google Earth</strong> o <strong>Google Maps</strong> e senza <strong>iGoogle</strong>, <strong>Youtube</strong>, <strong>Blogger.com</strong> ed il servizio immagini <strong>Picasa</strong>, questi dovrebbero cambiare immediatamente le loro abitudini.</p>
<p>Ed ora passo al punto che mi interessa di più: essendo Google una delle fonti principali del traffico trasmesso in internet, una prolungata interruzione del servizio influenzerebbe sicuramente molti affari.</p>
<p>Sempre più persone fanno i loro acquisiti su internet. Molti utenti di internet utilizzano la pagina di ricerca di Google come sistema di navigazione, anche quando cercano una pagina ben precisa, magari non salvata nei preferiti. Gli utenti vanno comunque su Google e se la pagina di ricerca non dovesse funzionare è possibile che rinuncino direttamente alla ricerca.</p>
<p>Secondo Google, i vantaggi che offre agli utenti sono comunque numerosi, come la visualizzazione della sola pubblicità ritenuta utile (l’utilità o meno di un annuncio pubblicitario è comunque decisa da Google). La ricerca di una pubblicità “<em>utile</em>” nasconde un altro pericolo: <strong>Google intraprende veramente qualsiasi attività ritenga necessaria per conoscere al meglio il comportamento degli utenti</strong>. Così le ricerche restano memorizzate per nove mesi, insieme all’indirizzo IP e al tipo di browser dell’utente. Non finisce qui, anche le mail e i documenti nei servizi Google sono analizzati in base a termini rilevanti, in modo da gestire una pubblicità personalizzata. Un’altra fonte di critiche è il servizio <strong>Google-Street-View</strong> con le sue riprese di edifici e delle macchine davanti ad essi parcheggiate.</p>
<p>Purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista e del reale utilizzo dei dati, la raccolta di questi non riguarda solo la pubblicità personalizzata. Grazie alle leggi antiterrorismo – tra cui anche il Patriot Act negli USA –alcuni enti statali possono avere accesso ai dati degli utenti (e qui si potrebbe discutere a lungo sulla legittimità o meno di questa possibilità).</p>
<p>E’ chiaro che <strong>Google si muove entro i limiti prescritti dalla legge nei rispettivi Stati</strong> e cerca di limitare al minimo la concessione dei dati ad altri.</p>
<p>Nel 2008 il fatturato di Google ha registrato un incremento del 31,3 % su 21,79 miliardi di dollari (ca.17 miliardi di Euro).<strong> La rilevanza di Google</strong> nel mondo economico dipende anche dalla gestione, o in altri termini, del “<strong>monopolio spontaneo</strong>” (nessuna azienda cerca di fargli concorrenza) <strong>che ha del mercato della pubblicità online</strong>. Da una parte le aziende investono una quota sempre maggiore del budget destinato alla pubblicità nell’online advertising, dall’altra parte gli annunci pubblicitari di Google, pubblicati sulle pagine web delle aziende, sono per esse una fonte di guadagno. Risulta evidente quanto grande sia il potere di Google soprattutto nei confronti di quelle aziende che fanno del mercato pubblicitario su internet il centro della loro attività e quindi del loro guadagno.</p>
<p>Eliminare questa dipendenza a miei occhi sembra oggi impossibile, anche se Christian Hallerberg, dell’associazione Hightech <a href="http://www.bitkom.org/">Bitkom</a>, non vede una dipendenza e ritiene che le alternative sarebbero distanti solo di un click, afferma infatti che: &#8220;Quando gli utenti non sono più soddisfatti, la migrazione in internet avviene molto velocemente&#8221;; mentre Burmaster, della Nielsen online, è più scettico e ritiene che Google domini la ricerca su internet in maniera così forte, che un altro concorrente non solo dovrebbe notevolmente migliore di Google, ma dovrebbe anche investire ingenti somme per convincere le persone alla “migrazione”.</p>
<p>Personalmente ritengo che sarebbe molto “sano” per il mercato online se un’azienda avesse il coraggio e i fondi per tentare questa scalata..</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Adwords: nuova interfaccia (beta)</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/03/27/google-adwords-nuova-interfaccia-beta/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 12:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Ruocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[beta]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google adwords]]></category>
		<category><![CDATA[interfaccia]]></category>

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		<description><![CDATA[La tanto attesa nuova interfaccia del pannello è da oggi disponibile in versione beta per alcuni inserzionisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli inserzionisti conservatori e restii al cambiamento non saranno felici della novità disponibile da oggi (per molti, ma non per tutti) su Adwords. Ebbene sì, la tanto attesa <strong>nuova interfaccia</strong> del pannello è da oggi disponibile in versione beta per alcuni inserzionisti. Basta cliccare sul link &#8220;<strong>nuova interfaccia (beta)</strong>&#8221; per essere proiettati in questo nuovo mondo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-669" title="adwords-beta" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/adwords-beta.png" alt="adwords-beta" width="371" height="251" /></p>
<p>L&#8217;impatto non sarà traumatico se siete abituati ad usare <strong>Adwords Editor</strong>. Sono molte infatti le somiglianze tra i due strumenti, a partire dal menu di sinistra che rappresenta la struttura gerarchica dell&#8217;account fino alle Tabs dei singoli elementi.</p>
<p>Ma vediamo più nel dettagli queste novità.</p>
<p>Una volta passati alla nuova interfaccia (in fase beta sarà sempre possibile ritornare alla vecchia) ci accorgiamo subito che la riorganizzazione della struttura potrebbe aiutarci molto a velocizzare il lavoro sull&#8217;account.<br />
È possibile infatti, grazie al menu di sinistra, passare immediatamente da una campagna all&#8217;altra, o da un gruppo di annunci all&#8217;altro, senza la necessità di uscire dal gruppo o campagna e rientrare poi negli altri. Non è cosa da poco credetemi (soprattutto se penso a quei giorni in cui Adwords è talmente lento che per uscire da una campagna e rientrare in un&#8217;altra riesco a prendere un caffè e fare un paio di telefonate&#8230;).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-670" title="menu" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/menu-204x400.png" alt="menu" width="204" height="400" /></p>
<p>Le tabs nella parte centrale dell&#8217;interfaccia rappresentano ognuna un singolo elemento dell&#8217;account (kw, posizionamenti, annunci ecc) e consentono di passare rapidamente da un elemento all&#8217;altro dell&#8217;account o di una singola campagna, a seconda del livello che abbiamo selezionato in modo da poter apportare le modifiche desiderate.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-671" title="tabs" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/tabs-400x28.png" alt="tabs" width="400" height="28" /></p>
<p>Come si può notare, è stata introdotta la scheda &#8220;<strong>Reti</strong>&#8220;, da cui è possibile gestire i posizionamenti degli annunci nella rete di ricerca e contenuti. È inoltre possibile vedere i siti della rete di contenuti di Google in cui i nostri annunci sono stati pubblicati con le relative statistiche di rendimento, vedere quali siti del network di contenuti stanno convertendo meglio e quali peggio e decidere di conseguenza se escluderli o meno dalla pubblicazione.</p>
<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/posizionamenti.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-672" title="posizionamenti" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/posizionamenti-400x198.png" alt="posizionamenti" width="400" height="198" /></a></p>
<p>Ulteriore novità è rappresentata dall&#8217;introduzione di un <strong>grafico</strong> che consente di monitorare il rendimento dell&#8217;account.</p>
<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/grafico1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-673" title="grafico1" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/grafico1-400x57.png" alt="grafico1" width="400" height="57" /></a></p>
<p>È  possibile inoltre elaborare  rapporti molto più specifici e approfonditi, come ad esempio il <strong>rapporto sulle query</strong>, direttamente dalla tab delle keyword (selezionando le keyword che ci interessa verificare), che è in grado di farci capire quali sono le ricerche che hanno attivato la pubblicazione dei nostri annunci.</p>
<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/query.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-674" title="query" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/query-400x47.png" alt="query" width="400" height="47" /></a></p>
<p>La procedura guidata (e lenta) per creare una campagna è stata velocizzata di molto, in quanto adesso è possibile settare immediatamente tutte le impostazioni della campagna (incluse le reti di pubblicazione) in un solo passo. Ancora più snella poi si fa la creazione del gruppo d&#8217;annunci, che consente anche essa in un&#8217;unica schermata di creare annuncio, inserire le keywords e gestire i posizionamenti.</p>
<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/creazione-campagna1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-676" title="creazione-campagna1" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/creazione-campagna1-298x400.png" alt="creazione-campagna1" width="298" height="400" /></a></p>
<p>Anche la modifica delle singole parole chiave è stata velocizzata. Infatti, se prima per apportare modifiche ad una parola chiave bisognava entrare nel gruppo di annunci, selezionare la  parole chiave, selezionare &#8220;Modifica impostazioni parole chiave&#8221;, apportare le modifiche e infine salvare, adesso basta selezionare la parola chiave e, cliccando sul bottone &#8220;modifica&#8221;, potremo apportare tutte le modifiche che desideriamo, persino cambiare la corrispondenza della keyword.</p>
<p><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/creazione-campagna1.png"><a href="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/creazione-gruppo1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-677" title="creazione-gruppo1" src="http://www.alturalabs.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/creazione-gruppo1-360x400.png" alt="creazione-gruppo1" width="360" height="400" /></a></a></p>
<p>È presto per dire se la nuova interfaccia è più o meno usabile della precedente (ovviamente come sempre in queste cose è anche questione di abitudine), ma sicuramente posso dire che la navigazione più rapida all&#8217;interno dell&#8217;account, la possibilità di editare annunci e keywords rapidamente, la possibilità di avere statistiche e di elaborare rapporti sul rendimento nella stessa interfaccia, sono sufficienti per incuriosirmi e spingermi ad abbandonare da subito la vecchia.</p>
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		<title>Google Interest Based Advertising</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/03/12/google-interest-based-advertising/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 15:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Schulz Seyring</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[behavioural targeting]]></category>
		<category><![CDATA[interest based advertising]]></category>

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		<description><![CDATA[Altri network di pubblicità online offrono già da tempo una pubblicità online orientata all'utente; ora anche Google introduce una forma di "Behavioral Targeting": ieri con "Interest Based Advertising" è stata lanciata una versione beta per la rete dei contenuti di Google AdWords e YouTube che permette di selezionare annunci basati sugli (continua...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altri network di pubblicità online offrono già da tempo una pubblicità online orientata all&#8217;utente; ora anche Google introduce una forma di &#8220;Behavioral Targeting&#8221;: ieri con &#8220;<strong><a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/03/making-ads-more-interesting.htm">Interest Based Advertising</a></strong>&#8221; è stata lanciata una versione beta per la rete dei contenuti di Google AdWords e YouTube che permette di selezionare annunci basati sugli interessi degli utenti. Questo sistema sarà a disposizione di tutti gli advertiser di Google Adwords fino alla fine del  2009.</p>
<p>Con Interest Based Advertising sarà possibile ridurre le perdite dovute alla dispersione dei clic nella pubblicità tramite Google AdWords e migliorare il contatto con gli utenti ma, soprattutto, perfezionare il raggiungimento dei target.<br />
Interest Based Advertising di Google funziona secondo il modello del &#8220;Behavioral Targeting&#8221;: agli utenti, che hanno aperto una pagine web di un advertiser, verrà riproposto, in un momento successivo, un annuncio della stessa azienda nella rete di Google o su YouTube. Se, per esempio, un utente, in agosto, su una pagine web di abbigliamento motociclistico ha visitato la pagina dei giubbotti estivi, a dicembre il gestore della pagina web potrebbe indirizzare l&#8217;utente sulla pagina relativa ai saldi invernali.<br />
Google  mostrerà le pubblicità agli utenti in relazione ai loro interessi tematici. Chi su YouTube guarderà i video di automobili o visiterà le pagine web dedicate ai test automobilistici, verrà classificato dal sistema come amatore di auto e riceverà più pubblicità riferita al mercato automobilistico.<br />
Per cerca di andare incontro alle obiezioni proposte da coloro che si occupano della protezione dei dati Google ha messo a disposizione &#8220;<a href="http://www.google.com/ads/preferences">Ads Preferences Manager</a>&#8220;, qui gli utenti possono vedere le loro categorie di interesse, adeguarle o eliminarle. Possono anche decidere di rinunciare completamente agli annunci pubblicitari Interest Based di Google. Google è divenuto così membro attivo del <a href="http://www.networkadvertising.org/">Network Advertising Initiative</a>, un&#8217;associazione di network pubblicitari online, che permette agli utenti di non far parte del  &#8220;Targeted Advertising&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Green It e Green marketing</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/03/02/green-it-e-green-marketing/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché si parla di Green Information Technology? Perché la tecnologia può essere anche "verde".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del <strong>marketing &#8220;verde&#8221;</strong>, relativo a prodotti con minore impatto sull&#8217;ambiente e al miglioramento dell&#8217;immagine di una determinata marca tra i consumatori, emergono <strong>problematiche</strong> legate alla sfiducia del cliente verso articoli di cui non è chiara l&#8217;ispirazione ecologica, che risultano spesso più costosi e che non danno la percezione diretta del vantaggio della propria scelta per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Greenpeace, per rendere più limpide le politiche delle multinazionali in questa direzione, stila annualmente una classifica delle aziende che si sono impegnate a rendere i propri prodotti Hi-tech aderenti alle principali <strong>norme &#8220;ecologiche&#8221;:</strong> assenza di composti tossici, gestione dell&#8217;intero ciclo di vita di un bene di consumo, efficienza energetica, riduzione delle emissioni di gas serra. Un intero sito <a href="http://www.elettronicaverde.it/">http://www.elettronicaverde.it/</a> è stato dedicato da Greenpeace al settore hi-tech per diffondere i risultati di questa ed altre indagini e raccogliere testimonianze dei cittadini. Rispetto alla prima edizione del 2006 l&#8217;<strong>eco-guida</strong> di Greenpeace ha registrato quest&#8217;anno un aumento dei prodotti &#8220;verdi&#8221; sul mercato. L&#8217;<strong>indagine</strong> e la <strong>campagna</strong> anti-inquinamento messa in rete, insieme ad altre simili <strong>iniziative d&#8217;informazione</strong>, come le denunce relative all&#8217;esportazione illegale di rifiuti tecnologici, sembrano aver prodotto risultati concreti, portando alla luce aspetti meno noti dei principali marchi e direzionando le azioni delle nuove tecnologie verso soluzioni sempre più eco-compatibili.</p>
<p>Perché si parla di <strong>Green </strong><strong><strong>Information Technology</strong></strong>? Perché la tecnologia può essere anche &#8220;verde&#8221;, rivolta a minimizzare l&#8217;impatto delle attività quotidiane sul nostro pianeta e a risparmiare energia e materie prime. Oltre alle attività di partecipazione, divulgazione e informazione veicolate attraverso Internet (il caso di Greenpeace ne è un esempio) è noto che un <strong>corretto utilizzo della Rete</strong> possa permettere un grande risparmio in termini di carta e di carburante per gli spostamenti (telelavoro, teleconferenze, lezioni online). Un&#8217;iniziativa interessante, che nasce per sottolineare le potenzialità del legame tra <strong>tecnologie e ambiente </strong>per il benessere futuro del nostro pianeta, emerge da un&#8217;alleanza tra l&#8217;affascinante mondo radiofonico, nel caso specifico di Lifegate Radio, e Internet. Oltre al proprio portale, la radio promuove oggi una piattaforma di sharing, <strong>YouImpact</strong>, in cui ogni &#8220;post&#8221; inserito, sia esso un articolo, un video o una semplice foto, sempre inerente a tematiche ambientali, produce la ri-forestazione/tutela di 1 mq di territorio. L&#8217;iniziativa si avvale di alcuni “main sponsor” che si alterneranno periodicamente; il primo in ordine di tempo è Cisco: in questo modo le azioni di marketing rivolte a <strong>consolidare il brand</strong> investono anche il <strong>consumatore &#8220;etico&#8221;.</strong></p>
<p>Attraverso il suo ruolo di sponsor per YouImpact, Cisco veicola informazioni sulla propria missione e identità aziendale, come ad esempio l&#8217;impegno di voler ridurre le emissioni di CO2<strong> </strong>entro il 2012 per rispettare le linee dettate dal protocollo di Kyoto. Da notare che questa campagna si fa strada all&#8217;interno di un <strong>pubblico già segmentato</strong>, trattandosi di utenti del sito YouImpact o di Lifegate Radio, quindi già recettivi ad argomenti concernenti un uso sostenibile delle nuove tecnologie.</p>
<p>La <strong>strategia &#8220;verde&#8221;</strong> di marketing nel caso di Cisco e dei futuri main sponsor su YouImpact sembra essere efficace perché mirata ad un&#8217;azione concreta che incrocia <strong>community</strong>, <strong>coscienza ambientale</strong>, e <strong>creatività</strong>: una pubblicità via web positiva sul piano del mutuo vantaggio utente – brand e della non invasività.</p>
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		<title>Il Web Marketing nel mondo delle Reti Sociali Digitali</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/01/29/il-web-marketing-nel-mondo-delle-reti-sociali-digitali/</link>
		<comments>http://www.alturalabs.com/blog/2009/01/29/il-web-marketing-nel-mondo-delle-reti-sociali-digitali/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 13:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Il successo della pubblicità nei contesti di social network è dato dalla fiducia che gli utenti dimostrano per il passaparola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ben noto a tutti ormai che social-network come Facebook hanno sviluppato, e continuano a farlo, <strong>nuove strategie</strong> di web marketing che entrano esattamente all&#8217;interno delle relazioni sociali stabilite e rafforzate dalle stesse reti. Come afferma uno studio della società Zed Digital, il successo della pubblicità in tali contesti è dato dalla fiducia che gli utenti dimostrano per il <strong>passaparola</strong>, l&#8217;inglese &#8220;word of mouth&#8221;.</p>
<p>Le nuove forme pubblicitarie in questo modo riescono a non sembrare tali e risultano assolutamente <strong>non invasive</strong>. L&#8217;individuo, a cui è destinata l&#8217;offerta, diventa cliente e al tempo stesso mezzo di trasmissione di un messaggio. La pietra miliare di queste strategie è un profilo di utenti che vengono definiti &#8220;evangelisti&#8221;: persone cioè che godono di una grande <strong>influenza</strong> nel proprio <em>entourage</em> digitale favorendo la diffusione e la crescita di campagne digitali fortemente segmentate.</p>
<p>Molte marche hanno già sfruttato questa tendenza, soprattutto quelle dirette ad un pubblico giovanile (tra i 15 e i 35 anni) come marche di bibite, di abbigliamento sportivo, di cellulari e di altri prodotti elettronici. Lo stesso per quel che riguarda il mondo degli eventi, i locali e la politica. Secondo uno studio della società Absolit Consulting (http://www.marketalia.com), basato sul parere di 480 specialisti del settore, tra le <strong>linee di tendenza</strong> dominanti del web marketing per il 2009, continueranno ad affermarsi i social network, lasciando invece molto indietro i blog. Se infatti nel 2007 quasi il 60% delle aziende puntava ad inserirsi nei blog-dibattiti per rafforzare la propria identità, nel 2008 questa percentuale è diminuita, assestandosi sul 48%.</p>
<p>Le <strong>strategie di Web marketing</strong> tramite <strong>social network</strong> sono diverse, dalla creazione di un proprio profilo in rete o di un&#8217;applicazione, fino al lancio di un&#8217;indagine di mercato tramite piccoli questionari. Il resto sta all&#8217;ingegno e alla fantasia dei professionisti del settore. Un esempio interessante è stato l&#8217;azione di <strong>promozione Visa</strong>. Questa consisteva nel lancio di un&#8217;applicazione su Facebook che prevedeva un bonus di 100 dollari, spendibile in advertising, per i primi 20.000 clienti, professionisti e imprese, che l&#8217;avessero installata. Un&#8217;azione mirata e generatrice di un valore oggettivo.</p>
<p>Un altro argomento importante per il futuro è rappresentato dalla vasta mole di <strong>dati sensibili </strong>che sono in grado di raccogliere le Reti Sociali Digitali. Si tratta non solo di un insieme di <strong>risultati</strong> di classifiche, votazioni, e preferenze che gli internauti esprimono deliberatamente, ma anche di tutti quei <strong>profili </strong>creati dagli stessi utenti, per usi divulgativi o meno, che hanno sollevato e continuano a farlo, tante perplessità riguardo alla delicata tematica della privacy. Ogni iscritto pubblica infatti spontaneamente i propri gusti, preferenze, paure e speranze, entrando in relazione con altre persone, che si configurano come informazioni ulteriori riguardo la propria personalità.</p>
<p>L&#8217;ideale dei fautori di una pubblicità <strong>iper segmentata</strong>, è quello di poter inviare messaggi diversi e rilevanti per ogni persona in base agli elementi caratterizzanti ciascun profilo. Nella realtà la <strong>segmentazione</strong> avviene su gruppi vasti di persone, e per ora non prevede una simile distinzione. Sembra essersi innescato comunque un mercato dei dati digitali tra le piattaforme web e alcuni centri di studi statistici.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.blogspot.com">Daniele Frongia</a> riporta la notizia per cui Facebook, tra le piattaforme che immagazzinano il maggior numero di dati, si porrebbe l&#8217;obiettivo futuro di &#8220;<strong>mappare</strong> le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca sociale, al fine di creare un grafo delle relazioni umane&#8221;. Nello stesso tempo riporta il parere dei centri di statistica tradizionali (Istat, Eurostat, OCSE) che affermano di non aver per ora adottato criteri e tecniche di reperimento idonee alla tipologia di dati proveniente dal mondo delle Reti Sociali Digitali.</p>
<p>Vedremo dunque quale direzione prenderanno i social network durante questo 2009, e come le relazioni sociali digitali influenzeranno le attività di <strong>web marketing</strong> e <strong>d&#8217;indagine statistica</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Professioni dei contenuti Web</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/12/23/professioni-dei-contenuti-web/</link>
		<comments>http://www.alturalabs.com/blog/2008/12/23/professioni-dei-contenuti-web/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 15:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[professioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è avviati verso una specializzazione in ambito lavorativo anche per quel che concerne il Web che scompone i settori in sotto-settori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è avviati verso una <strong>specializzazione</strong> in ambito lavorativo anche per quel che concerne il Web che scompone i settori in sotto-settori, competenze e mestieri. Tra questi, i ruoli legati alla <strong>realizzazione dei contenuti</strong>,  conosciuti per lo più solo dagli addetti ai lavori.</p>
<p>In Francia ad esempio, il ministero de <em>l&#8217;Enseignement supérieur et de la Recherche</em><em> </em>ha istituito di recente un <strong>portale dei mestieri di Internet</strong>, diretto soprattutto alle nuove generazioni che cercano di capire verso quali studi indirizzarsi, scandagliando le possibilità lavorative del settore: nonostante si tratti di <strong>un&#8217;utile iniziativa</strong>, nell&#8217;ambito dei contenuti si nota la presenza di un&#8217;unica voce, quella del <strong>&#8220;journaliste on line&#8221;.</strong></p>
<p>Questa generalizzazione, non solo rischia di creare un discreto malcontento nei giornalisti riconosciuti formalmente come tali, ma risulta particolarmente strana nel paese d&#8217;Oltralpe, dove le definizioni e le specializzazioni sono estremamente sentite in campo formativo e professionale. Oltre al journaliste web, infatti nella realtà francese si parla di <strong>rédacteur web</strong>, <strong>redacteur de contenu éditorial</strong>, <strong>blogueur</strong>, <strong>podcasteur</strong>, <strong>webmaster éditorial</strong>, <strong>chef de projet éditorial web</strong> ecc&#8230;</p>
<p>Le sfumature nell&#8217;ambito della redazione e l&#8217;organizzazione dei contenuti online sono tante e sfuggono ad un&#8217;eccessiva categorizzazione perché non fisse in tempi e spazi ben definiti, spesso intrecciate e sovrapposte le une alle altre. Gli stessi elementi portanti dello scrivere per il Web, che permettono di strutturarne i contenuti, si legano a molteplici aspetti:</p>
<ul>
<li><strong>funzionali </strong>(navigazione, architettura delle pagine, link&#8230;).</li>
<li><strong>formali </strong>(leggibilità, formattazione, elementi grafici…).</li>
<li><strong>editoriali e legati al web marketing</strong> (contenuto, linguaggio, tono del discorso, interazione con gli utenti, ecc…).</li>
</ul>
<p>Attualmente inoltre l&#8217;integrazione dei <strong>nuovi media</strong> digitali con i <strong>tradizionali </strong>è sempre più diffusa e diversificata, quindi un testo potrebbe essere destinato ad un blog, ad una e-mail, alla home-page di un sito o allo schermo di un cellulare.</p>
<p>I <strong>nuovi ruoli</strong> possono essere raggruppati in <strong>tre aree di competenza</strong>, idealmente separabili solo all&#8217;interno delle grandi organizzazioni (Fonte: Franco Amicucci, <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm">http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm</a><a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/webwriter.htm">)</a>:</p>
<ul>
<li><strong>Area operativa:</strong> Web Writer (redattore web, web copywriter, content specialist, web editor)</li>
<li><strong>Area di coordinamento:</strong> Chief Editor, Content Manager, Channel Manager, Web Publisher</li>
<li><strong>Area di analisi/consulenza:</strong> Analista di content management (esperto di comunicazione on line)</li>
</ul>
<p>Per concludere è probabile che la <strong>fluidità delle terminologie</strong> derivi dall&#8217;assenza stessa di un mestiere unico e strutturato perché facente parte di una <strong>realtà più ampia</strong> e ancora <strong>in evoluzione</strong> che non ha trovato il suo punto di arresto, corrispondendo alla stessa rapidità di cambiamento dei mezzi tecnici per i quali e tramite i quali opera.</p>
<p>Credo che il problema terminologico non esista poi a livello operativo, trovando ogni singola realtà professionale la sua <strong>giusta dimensione e sviluppo</strong> all&#8217;interno delle attività quotidiane. Il mancato riconoscimento da parte di un pubblico ampio dell&#8217;esistenza stessa di questo tipo di figura, risiede nella maggiore lentezza, almeno per quel che riguarda il nostro paese, di <strong>adattarsi </strong>alle nuove direzioni delle professioni dell&#8217;era contemporanea, soggette a <strong>dinamiche ben diverse</strong> rispetto ai mestieri tradizionali.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La pubblicità sul web è veramente intollerabile?</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/12/05/la-pubblicit-sul-web-veramente-intollerabile/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 10:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Schulz Seyring</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità contestuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo qua e là sul web, mi capita sempre più spesso di notare dei commenti negativi riguardanti la pubblicità presente nei siti internet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo qua e là sul web, mi capita sempre più spesso di notare dei commenti negativi riguardanti la <strong>pubblicità presente nei siti internet</strong>, sia che si tratti di banner che di testi pubblicitari. E&#8217; stato addirittura realizzato un programma che permette di nascondere i link sponsorizzati che compaiono nella pagina di ricerca di Google.</p>
<p>Dai vari articoli che ho letto, pare che finora solo il 5% degli utenti di Firefox lo stiano utilizzando, quindi l&#8217;uno per cento degli utenti totali, che preferiscono navigare su pagine ripulite dalla pubblicità. Al momento la cifra è di poco conto, ma non è detto che questi utenti non aumentino, come farebbe pensare il numero di volte che questo programma viene scaricato settimanalmente (<a href="https://addons.mozilla.org/de/statistics/addon/1865">281.000 volte circa a settimana</a>).</p>
<p>Il programma permette all&#8217;utente di indicare una lista di elementi noti che non vuole visualizzare durante la navigazione sul web. Chi ne fa uso, o vorrebbe farne uso, tende a paragonare la pubblicità presente sul web alla pubblicità che passa in televisione.</p>
<p>Ecco, a parere mio, il primo errore di valutazione, in quanto la pubblicità che passa in televisione è un elemento di disturbo vero e proprio, che diminuisce e quindi modifica la qualità del prodotto che stiamo guardando, in particolar modo nel caso della visione di un film o di un concerto o di un qualsiasi prodotto che sia stato creato per essere riprodotto <em>senza interruzioni</em>.</p>
<p>In internet è diverso, solitamente la pubblicità si trova in uno o più spazi dedicati della pagina e il resto della pagina è riservato al testo o al contenuto che stavamo cercando. Posso forse capire che possano essere considerati fastidiosi quei banner che si aprono ricoprendo l&#8217;intero schermo del PC e obbligando l&#8217;utente ad aspettare che si richiuda o a cercare il famoso &#8220;chiudi&#8221;, spesso posizionato in modo poco visibile, ma tutta quella pubblicità che non è di ostacolo al nostro fine (lettura del testo, ascolto della musica, ricerca di un prodotto..) non mi sembra poi così intollerabile.</p>
<p>Inoltre, la pubblicità che ritroviamo all&#8217;interno di un determinato sito o nella pagina di ricerca di Google, indifferentemente che si tratti di <strong>annunci di testo o di banner</strong>, è, il più delle volte, per non dire sempre, <strong>contestuale al contenuto della pagina</strong> e viene quindi a rappresentare un <strong>valore aggiunto per l&#8217;utente</strong>, in quanto gli propone altre fonti nelle quali approfondire l&#8217;argomento ricercato.</p>
<p>Qualcuno potrebbe obbiettare che è questione di punti di vista; certo, ma qui entra in gioco il fatto che a tutti piace leggersi gli articoli dei giornali pubblicati sul web, ascoltare la musica, guardare foto, conoscere persone nuove e quant&#8217;altro il web ci offre gratuitamente; ma siccome nessuno regala niente a nessun&#8217;altro (e perchè dovrebbe poi), in qualche modo quelle spese devono essere sostenute, e come, se non con la pubblicità?</p>
<p>Proprio a questo riguardo, il blogger <strong>Jack lewis</strong>, come descrive nel suo sito <a href="http://jacklewis.net/weblog/archives/2007/07/thieves_liars_a.php">jacklewis.net</a>, ha creato un altro programma che permette di riconoscere gli utenti che hanno bloccato la visualizzazione della pubblicità. Tale programma invia gli utenti, che cercano di accedere al suo sito, ad un&#8217;altra pagina in cui spiega perché non fa accedere a quella pagina coloro che che bloccano la pubblicità ma che desiderano comunque usufruire dei servizi offerti dal web gratuitamente.</p>
<p>Ritengo che abbia escogitato un ottimo metodo, d&#8217;altronde avere un banner sul lato di una pagina, un listing sull&#8217;altro e poter leggere tranquillamente il contenuto dei molti quotidiani gratuiti online, che in edicola costano ca.1,00 euro, solo per fare un esempio, mi sembra decisamente un sacrificio sostenibile&#8230; sono altre le cose che non dovrebbero girare sul web&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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