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	<title>Altura Labs &#187; Social Networks</title>
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		<title>Social Content Curation: &#8220;Just Give Me What&#8217;s Important and Let Me Find What I Need&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Lanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[content curation]]></category>
		<category><![CDATA[Convozine]]></category>
		<category><![CDATA[Pinterest]]></category>
		<category><![CDATA[Social Content Curation]]></category>
		<category><![CDATA[Storify]]></category>

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		<description><![CDATA[La content curation, che non prevede la creazione/produzione di contenuti ma la sua scelta, organizzazione per rilevanza ed argomento, per poi condividerla, suggerirla, segnalarla... altro non è, a pensarci bene, quello che io e molti dei miei amici facciamo usando piattaforme social, che certamente non nascono con questa vocazione primaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricomincio a scrivere, dopo un lungo periodo di silenzio, partendo da un argomento che da alcune settimane mi impone delle riflessioni, legate sicuramente al mio lavoro ma soprattutto al modo in cui io stessa, da utente, fruisco dei contenuti, lasciando, o dovrei dire “spingendo”, la mia rete sociale a fruire a sua volta [<em>si spera non troppo fideisticamente</em>] di ciò che io reputo degno di nota.</p>
<p>Reperire contenuti affini, vicini, corrispondenti ai propri interessi oggi è diventato piuttosto agevole per chiunque abbia una certa dimistichezza con le piattaforme di circolazione condivisa delle notizie e del sapere più in generale… ma quanti di noi hanno la consapevolezza di aver trasformato la propria personale attitudine alla condivisione della notizia rilevante, in una vera e propria content curation?</p>
<p>La <strong>content curation</strong>, che non prevede la creazione/produzione di contenuti ma la sua scelta, organizzazione per rilevanza ed argomento, per poi condividerla, suggerirla, segnalarla&#8230; altro non è, a pensarci bene, quello che io e molti dei miei amici facciamo usando piattaforme social, che certamente non nascono con questa vocazione primaria.</p>
<p>La “cura dei contenuti” è ovunque intorno a noi&#8230; </p>
<p>Più o meno consapevolmente si è passati dalla partecipazione e creazione attiva di contenuti, attraverso, Forum, Blog, Website personali, alla sintesi e alla &#8220;content curation altrui&#8221;, contenuti che possano in qualche maniera parlare delle nostre passioni, rappresentare le nostre posizioni…parlare di noi senza lo “sforzo” di far parlare noi.<br />
Che siano Feed RSS, social media feed o mashup di news online…non ci sono limiti alla tipologia di contenuti disponibili, Foto, Video, Immagini, Canzoni…qualsiasi tipo di contenuto online che può essere condiviso, può essere &#8220;curato&#8221;.</p>
<p>Molti di noi fanno content curation da anni senza saperlo, con un Facebook feed o unTwitter stream ma non tutti pensavamo sarebbe stato uno degli argomenti più “caldi” del 2012.</p>
<p>Si rincorrono oramai i nomi di piattaforme che hanno fatto della content curation la loro mission.  Vi sono almeno due tipologie di piattaforme, quelle che consentono un’editing ottimizzato per la fruizione su supporti quali tablet e Ipad e quelli che si concentrano invece sulle utilities per il data mining. </p>
<p>Piattaforme interessanti e decisamente accattivanti, che possono essere utilizzate per il social content curator come, <a href="http://www.gimmebar.com">Gimmebar</a>, <a href="http://pinterest.com/">Pinterest</a>, <a href="http://snip.it/">Snip.it</a>, <a href="http://convozine.com/explore">Convozine</a>, <a href="http://erly.com/">Erly.com</a> hanno visto, negli ultimi anni, una crescita enorme e sono sempre di più in rete gli esempi di idee simili.</p>
<p>Lo stesso <a href="http://www.tumblr.com/">Tumblr</a>, che tutti conoscono come una piattaforma di microblogging, può essere considerato come un primo prototipo di ciò, con i suoi strumenti decisamente semplici per la condivisione di diversi tipi di contenuti, ma molti dei nuovi arrivati hanno aggiunto una “grid-like design” per una facile navigazione delle pagine e la condivisione di raccolte di immagini.</p>
<p>Alcune fra le piattaforme più utilizzate e conosciute sono:</p>
<p><a href="http://www.scoop.it/">Scoop.it</a> , che ha la caratteristica di supportare il “curatore di contenuti” non soltanto di un canvas di pubblicazione formattato ed efficiente, ma presenta un sistema di scansione dei contenuti rintracciati in rete che utilizza un duplice sistema: parole chiave e feed rss delle fonti.<br />
Scoop.it , tra le altre cose, non  dimentica di strizzare l’occhio alla parte social. Utilizzando le sue funzionalità social infatti, si entra facilmente nel circuito dei curatori di altri topic con i quali si può interagire diventando loro follower  e proponendosi come fornitori di citazioni per i loro canali.</p>
<p><a href="http://storify.com/">Storify</a> permette di incorporare tweets rilevanti per un determinato argomento in un post, conservando tutti i link e preservando così le fonti originali in modo da garantire una corretta  attribuzione a garanzia dell’autore e di chi fruisce di quei contenuti. Inoltre, una funzionalità pingback invia un allert a qualsiasi fonte che viene citata e che aiuterà la storia a diventare più virale e interattiva.<br />
Con la stessa logica di condivisione e citazione agisce con altri social media come Facebook, Flickr e YouTube.</p>
<p>Analizzando le specifiche opportunità e funzionalità messe a disposizione da queste piattaforme, la forma che assume la pubblicazione finale del lavoro di social content curation può essere espressa come <strong>storytelling </strong>(Storify), <strong>aggregazione</strong> (Scoop.it), <strong>magazine </strong>(Convozine) o <strong>lifestream</strong> (Erly) e la scelta dipenderà dall’obiettivo e dal contesto a cui ci si vuole rivolgere.</p>
<p>La forza di queste piattaforme sta nel sorting, nel tagging e nella facilità di aggregare con un proprio stile tutto ciò che è il web mette a disposizione, con uno sforzo minimo rispetto al passato.</p>
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		<title>Cybercensura senza frontiere</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/04/01/cybercensura-senza-frontiere/</link>
		<comments>http://www.alturalabs.com/blog/2009/04/01/cybercensura-senza-frontiere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 07:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Australia con una legge impone ai provider di filtrare i contenuti inappropriati per proteggere gli utenti. E' davvero questa la strada?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo sconfiggere la pedopornografia online. Vogliamo proteggere bambini e adolescenti dai pericoli della Rete. Su questo siamo tutti d&#8217;accordo. Ma sulle <strong>modalità</strong> delle azioni da intraprendere lo siamo molto meno. La <strong>censura</strong>, potente strumento di valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, sembra essere la chiave del successo per alcuni. Ma chi e in che misura deciderà quanto saranno strette le maglie di questi filtri? Chi deciderà quale voce potrà passare, quale immagine, quale testo potremo visualizzare sullo schermo del nostro pc?</p>
<p>Questa parola, &#8220;censura&#8221;, anzi <strong>cybercensura</strong>, è una realtà, ed è oggetto d&#8217;indagine da parte dei <em>Reporters sans frontières</em>. Non solo, la giornata del <strong>12 Marzo</strong> è diventata la &#8220;giornata mondiale contro la cybercensura&#8221; a sottolinearne l&#8217;importanza. Perché, lo sappiamo, nel mondo esistono paesi in cui la libertà d&#8217;informazione è ancora un&#8217;opinione. Si parla di Cina, Iran, Arabia Saudita, Corea del Nord, Cuba&#8230;ora si aggiunge a sorpresa nella lista l&#8217;Australia, con una legge che impone ai provider di filtrare i contenuti <em>inappropriati </em>per proteggere gli utenti. Ma siamo così lontani da queste problematiche?</p>
<p>Il dubbio sorge e le voci girano. E Internet, che fino a ieri ci sembrava l&#8217;ultimo baluardo dell&#8217;espressione individuale, dei piccoli spazi di sfogo e di libertà personale, si avvia verso strade tortuose. Basta cercare; recentemente è stato segnalato in LaRepubblica.it un <strong>caso di censura</strong> su Facebook.</p>
<p>L&#8217;azione di oscuramento ha colpito un gruppo che si fa chiamare &#8220;Rassegna Stanca&#8221;, e si occupa di pubblicare notizie estrapolate dai media dando il via a discussioni su temi d&#8217;attualità.</p>
<p>Si parlava di preservativi e Aids prima del viaggio in Africa del Papa e nel corso del dibattito è stato ripreso un brano de <em>L&#8217;Avvenire</em> che ha creato una lunga serie di commenti. La motivazione addotta da Facebook è stata che tale dibattito potesse risultare <em>offensivo</em>.</p>
<p>E sottolineo <strong>&#8220;social network&#8221;</strong>, quindi non uno strumento d&#8217;informazione pubblica; per quel che mi riguarda si tratta di uno spazio d&#8217;interazione sociale come potrebbe essere un autobus o un bar. Facebook ha messo delle regole grazie alle quali può esercitare il diritto di non pubblicare messaggi offensivi; e questo “teoricamente” è corretto. Credo che il problema non risieda tanto nel mettere qualche regola basilare alla pubblicazione dei contenuti, ma più che altro nel modo in cui vengono applicate; ad esempio nel far salire tutti sull&#8217;autobus e improvvisamente bloccare solo qualcuno&#8230;e chissà perché&#8230;</p>
<p>La definizione di contenuto &#8220;offensivo&#8221; è comunque molto ampia.</p>
<p>Su Facebook infatti può girare veramente qualsiasi cosa e personalmente ritengo che un dibattito d&#8217;attualità, non importa quale vocabolario sia utilizzato, sia più utile di un&#8217;applicazione che ti faccia scoprire se corrispondi di più a un cavallo o a un maiale. Ma sono opinioni personali, come sono personalissimi i criteri di filtraggio&#8230;</p>
<p>Direi che ancor più di questo episodio, possa far riflettere l&#8217;articolo <strong>50bis</strong> del <strong>disegno di legge 733,</strong> già <strong>approvato</strong> in Senato: prevede <strong>l’oscurazione</strong> <strong>obbligatoria</strong> da parte dei <strong>provider</strong> di quei siti che, per i propri contenuti, vengono giudicati colpevoli di apologia di reato o d&#8217;istigazione per via telematica. Quindi tutto sarà nelle mani, e soprattutto nella testa, di un cybercensore. Ben vengano le iniziative rivolte a punire reati come pedopornografia e gambling, ma chi ci assicura che questo articolo non investa anche le opinioni personali e la libertà d&#8217;espressione? E se si tratta di trovare i colpevoli di qualche reato, perché non punire direttamente i responsabili &#8220;reali&#8221; piuttosto che obbligare i provider a fare da filtro e nascondere contenuti “virtuali”?</p>
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		<title>Il Web Marketing nel mondo delle Reti Sociali Digitali</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2009/01/29/il-web-marketing-nel-mondo-delle-reti-sociali-digitali/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 13:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Il successo della pubblicità nei contesti di social network è dato dalla fiducia che gli utenti dimostrano per il passaparola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ben noto a tutti ormai che social-network come Facebook hanno sviluppato, e continuano a farlo, <strong>nuove strategie</strong> di web marketing che entrano esattamente all&#8217;interno delle relazioni sociali stabilite e rafforzate dalle stesse reti. Come afferma uno studio della società Zed Digital, il successo della pubblicità in tali contesti è dato dalla fiducia che gli utenti dimostrano per il <strong>passaparola</strong>, l&#8217;inglese &#8220;word of mouth&#8221;.</p>
<p>Le nuove forme pubblicitarie in questo modo riescono a non sembrare tali e risultano assolutamente <strong>non invasive</strong>. L&#8217;individuo, a cui è destinata l&#8217;offerta, diventa cliente e al tempo stesso mezzo di trasmissione di un messaggio. La pietra miliare di queste strategie è un profilo di utenti che vengono definiti &#8220;evangelisti&#8221;: persone cioè che godono di una grande <strong>influenza</strong> nel proprio <em>entourage</em> digitale favorendo la diffusione e la crescita di campagne digitali fortemente segmentate.</p>
<p>Molte marche hanno già sfruttato questa tendenza, soprattutto quelle dirette ad un pubblico giovanile (tra i 15 e i 35 anni) come marche di bibite, di abbigliamento sportivo, di cellulari e di altri prodotti elettronici. Lo stesso per quel che riguarda il mondo degli eventi, i locali e la politica. Secondo uno studio della società Absolit Consulting (http://www.marketalia.com), basato sul parere di 480 specialisti del settore, tra le <strong>linee di tendenza</strong> dominanti del web marketing per il 2009, continueranno ad affermarsi i social network, lasciando invece molto indietro i blog. Se infatti nel 2007 quasi il 60% delle aziende puntava ad inserirsi nei blog-dibattiti per rafforzare la propria identità, nel 2008 questa percentuale è diminuita, assestandosi sul 48%.</p>
<p>Le <strong>strategie di Web marketing</strong> tramite <strong>social network</strong> sono diverse, dalla creazione di un proprio profilo in rete o di un&#8217;applicazione, fino al lancio di un&#8217;indagine di mercato tramite piccoli questionari. Il resto sta all&#8217;ingegno e alla fantasia dei professionisti del settore. Un esempio interessante è stato l&#8217;azione di <strong>promozione Visa</strong>. Questa consisteva nel lancio di un&#8217;applicazione su Facebook che prevedeva un bonus di 100 dollari, spendibile in advertising, per i primi 20.000 clienti, professionisti e imprese, che l&#8217;avessero installata. Un&#8217;azione mirata e generatrice di un valore oggettivo.</p>
<p>Un altro argomento importante per il futuro è rappresentato dalla vasta mole di <strong>dati sensibili </strong>che sono in grado di raccogliere le Reti Sociali Digitali. Si tratta non solo di un insieme di <strong>risultati</strong> di classifiche, votazioni, e preferenze che gli internauti esprimono deliberatamente, ma anche di tutti quei <strong>profili </strong>creati dagli stessi utenti, per usi divulgativi o meno, che hanno sollevato e continuano a farlo, tante perplessità riguardo alla delicata tematica della privacy. Ogni iscritto pubblica infatti spontaneamente i propri gusti, preferenze, paure e speranze, entrando in relazione con altre persone, che si configurano come informazioni ulteriori riguardo la propria personalità.</p>
<p>L&#8217;ideale dei fautori di una pubblicità <strong>iper segmentata</strong>, è quello di poter inviare messaggi diversi e rilevanti per ogni persona in base agli elementi caratterizzanti ciascun profilo. Nella realtà la <strong>segmentazione</strong> avviene su gruppi vasti di persone, e per ora non prevede una simile distinzione. Sembra essersi innescato comunque un mercato dei dati digitali tra le piattaforme web e alcuni centri di studi statistici.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.blogspot.com">Daniele Frongia</a> riporta la notizia per cui Facebook, tra le piattaforme che immagazzinano il maggior numero di dati, si porrebbe l&#8217;obiettivo futuro di &#8220;<strong>mappare</strong> le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca sociale, al fine di creare un grafo delle relazioni umane&#8221;. Nello stesso tempo riporta il parere dei centri di statistica tradizionali (Istat, Eurostat, OCSE) che affermano di non aver per ora adottato criteri e tecniche di reperimento idonee alla tipologia di dati proveniente dal mondo delle Reti Sociali Digitali.</p>
<p>Vedremo dunque quale direzione prenderanno i social network durante questo 2009, e come le relazioni sociali digitali influenzeranno le attività di <strong>web marketing</strong> e <strong>d&#8217;indagine statistica</strong>.</p>
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		<title>La sicurezza dei Social Network</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/11/17/la-sicurezza-dei-social-network/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 10:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Schulz Seyring</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[I ricercatori ammettono che lo scambio pubblico di informazioni e le esigenze di sicurezza di per se si contraddicono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante articolo pubblicato su <a href="http://www.zeit.de/online/2008/43/datenschutz-social-networks">www.zeit.de</a> da<strong> Von Kai Biermann,</strong> riporta i risultati di una ricerca condotta dal <a href="http://www.sit.fraunhofer.de/EN/index.jsp">Fraunhofer Institute for Secure Information Technology</a> sul livello di sicurezza con cui vengono trattati i dati personali nei Social Network, partendo dal presupposto che lo scambio di profili nei <strong>Social Networks</strong> pubblici contraddice l&#8217;idea stessa di protezione dei dati.</p>
<p>Secondo gli studiosi che hanno preso parte a questa ricerca, i Social network sono sicuramente dei mezzi utili, ma obbligano, chi non volesse rendere illimitatamente pubblici i propri dati, a prendere delle precauzioni.</p>
<p>E&#8217; ovvio che, per Social Network come Facebook, il rendere informazioni private facilmente accessibili al massimo numero di persone è uno degli scopi di coloro che si iscrivono; ne consegue una libera rinuncia all&#8217;anonimato e alla sfera privata, con il fine di ottener attenzione. Questo non dovrebbe comunque comportare una totale mancanza di protezione; all&#8217;interno del Network vi dovrebbero essere il minor numero di barriere possibili, ma dall&#8217;esterno questi dati non dovrebbero essere accessibili. E&#8217; proprio su questo punto che si sono soffermati i ricercatori del Frauenhofer Institute.</p>
<p>La ricerca ha preso in considerazione i Social Network <strong>MySpace</strong>, <strong>Facebook</strong>, <strong>StudiVZ</strong>, <strong>Wer-kennt-wen</strong>, <strong>Lokalisten.de</strong>, <strong>Xing</strong> e <strong>LinkedIn</strong>, nel periodo compreso tra marzo ed agosto 2008. L&#8217;attenzione è stata focalizzata sulla facilità di controllo della diffusione dei dati, tramite la limitazione dell&#8217;accesso di una parte del profilo solo a gruppi di utenti prefissati e verificando che le informazioni bloccate non fossero accessibili dal di fuori. In genere, chi si iscrive non vuole rinunciare completamente alla sfera privata, ma vuole condividere le proprie foto, ad esempio, con i propri amici ma non necessariamente con i propri datori di lavoro.</p>
<p>I ricercatori ammettono che lo <strong>scambio pubblico di informazioni</strong> e le esigenze di sicurezza di per se si contraddicono. Per questo si sono occupati principalmente delle possibilità di controllo, cioè sul come, sul se e in quale ambito e con quali mezzi gli utenti possono gestire il flusso di informazioni nella piattaforma. Sono stati presi in considerazione solo quei dati della sfera privata, le convinzioni politiche e religiose oppure le indicazioni sulla salute o sulle preferenze sessuali, con la cui conoscenza è possibile manipolare e prevedere il  comportamento dell&#8217;utente interessato.</p>
<p>Ecco i risultati della ricerca, relativamente al <strong>periodo marzo-agosto 2008</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Tutti i Social Network raccolgono più dati di quelli realmente necessari</strong>. Secondo i ricercatori sarebbe  del tutto superfluo richiedere, al momento dell&#8217;iscrizione, la data di nascita completa (Facebook, StudiVZ) o il codice postale del luogo di residenza (MySpace); la stessa cosa vale per le indicazioni sulla situazione lavorativa nei Social Network professionali (Xing, LinkedIn). Quindi, per realizzare il servizio dal punto di vista tecnico o per soddisfare le necessità legali, questi gruppi di dati non risultano indispensabili.</li>
<li><strong>Il criptaggio sembra essere problematico in praticamente tutte le piattaforme</strong>. Solo in Xing l&#8217;intero accesso risulta protetto per tutta la sua durata ed in Facebook, StudiVZ e LinkedIn le iscrizioni e la pagina di configurazione risultano criptate e così anche il nome utente e la password. MySpace, Wer-kennt-wen e Lokalisten.de non risultano affatto criptati.</li>
<li>MySpace, StudiVZ e Facebook offrono le migliori possibilità per gestire i propri dati  e controllarne l&#8217;accesso. Negli ultimi due Social, l&#8217;utente sembra comunque dover accettare dei compromessi. Fanalino di coda sembra essere rappresentato dai Lokalisten.de, in cui non sembra esserci alcuna possibilità di impostazione. Nelle configurazioni standard preimpostate di tutte le piattaforme i profili risultano ampiamente accessibili e totalmente inadatti dal punto di vista della protezione dei dati.</li>
<li><strong>In tutti i Social Network le immagini ed i video sono linkati nei profili, motivo per cui sono accessibili anche dall&#8217;esterno</strong>. Nessuna delle piattaforme, nel periodo soggetto allo studio, modificava l&#8217; URL di questi metadati. Quindi, nel caso in cui l&#8217;Url fosse stata nota, sarebbe stato possibile accedervi direttamente. Il motore di ricerca sperimentale &#8220;Polar Rose&#8221; può per esempio trovare queste URL, mostrare le immagini e cerca di associare loro dei nomi.</li>
<li><strong>Risulta problematica anche la gestione dei profili cancellati</strong>. In MySpace, StudiVZ, Wer-kennt-wen e LinkedIn la cancellazione sembra essere semplice e completa, in Xing e nei Lokalisten.de un po&#8217; più complicata e in Facebook la cancellazione non è proprio prevista, si può solo disattivare il profilo. Ove presente, la cancellazione del profilo risulta completa, comprendente anche i contributi sui forum e sui blog. Ciò non vale per StudiVZ e Wer-kennt-wen, in cui è solo possibile rendere anonimi i dati tramite la sostituzione del nome dell&#8217;autore. In Xing non sembra essere possibile neppure questa sostituzione.</li>
</ul>
<p>In conclusione, dal punto di vista della protezione della sfera personale, nessuno di questi siti, secondo la ricerca, sembra convincente. Il giudizio migliore, per i ricercatori, sembra andare a  Facebook, il peggiore ai Lokalisten.de.</p>
<p>Per quanto un Social Network possa uscirne con un giudizio positivo o negativo, il Fraunhofer Institute consiglia di prendere comunque delle precauzioni quando ci si muove al loro interno.  Si dovrebbero, per esempio, sempre verificare ed utilizzare i controlli di accesso.</p>
<p>Per chi non vuole rinunciare ai contatti sui network,  ma non si fida delle loro misure di protezione dei dati, può comunque evitare di inserire i propri dati reali durante la registrazione, con l&#8217;unico rischio di essere escluso dalla Community.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gli italiani nella blogosfera: creatività o bisogno sociale?</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2008/10/13/gli-italiani-nella-blogosfera-creativita-o-bisogno-sociale/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 12:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Aliberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[forum]]></category>
		<category><![CDATA[lingua italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Blog e forum: c'è chi li vede come una minaccia e una causa dell'abbassamento qualitativo della lingua scritta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Blog e forum: c&#8217;è chi li vede come una minaccia e una causa <strong>dell&#8217;abbassamento qualitativo</strong> della lingua scritta, chi parla di una tendenza alla rapidità dell&#8217;informazione, a volte anche all&#8217;imprecisione grammaticale o ortografica&#8230;chi sente nuovamente minata la <strong>struttura della lingua italiana</strong> del futuro e dei giovani, gli utenti più a rischio di &#8220;contaminazione&#8221;&#8230;</p>
<p>Io vedo esperienze che parlano di collaborazione, condivisione, scambio di opinione.</p>
<p>In tempi in cui le nuove generazioni vengono accusate di apatia e di superficialità, i segnali che giungono dal cyberspazio mi sembrano <strong>positivi</strong> nell&#8217;intento e nel concetto, più di qualsiasi imprecisione formale.</p>
<p>La spontaneità di espressioni che ricalcano <strong>l&#8217;oralità quotidiana</strong> si associa alla libertà di navigare al di là dello spazio e del tempo: le parole di giovanissimi e meno giovani si intersecano e si legano senza alcuna distinzione.</p>
<p>Nessuna di queste improvvisazioni a mio avviso limiterà mai aree e funzioni appartenenti ai professionisti della lingua scritta, siano essi romanzieri, poeti o giornalisti: rappresenteranno però abitudine ed utile <strong>esercizio</strong> alla lettura e alla scrittura, senza diventare per questo <strong>realtà &#8220;alternative&#8221;</strong> a libri e quotidiani.</p>
<p>E c&#8217;è chi potrebbe partire da qui per costruire qualcosa di più grande, com&#8217;è accaduto in Giappone, dove il linguaggio elementare, estemporaneo ed emotivo della scrittura su cellulare ha già creato il primo caso letterario: un vero e proprio best seller che si inserisce nel filone in voga dal 2000 della <strong>&#8220;mobile literature&#8221;</strong>, raccogliendo i pensieri della ventunenne Rin durante i tragitti in treno dalla periferia al centro di Tokyo.</p>
<p>I blog e i forum sono usati spesso per trattare argomenti di nicchia, ma anche solo per segnare, come in un diario, eventi e private tappe quotidiane, per scambiarsi idee e appunti di viaggio. Da qui nascono esperienze artistiche che integrano la parola e la grafica, come istallazioni virtuali o frammenti di letteratura contemporanea dispersi in blog personali e forum dalle discussioni infinite. Il blog trova il suo spazio anche in siti aziendali, <strong>amplia le sue funzioni</strong> e assume mille diverse sfaccettature.</p>
<p>Uno studio di David Sifry del 2007 (&#8220;State of the Live Web&#8221;) ha individuato l&#8217;italiano come <strong>quarta lingua</strong> più utilizzata nella &#8220;blogosfera&#8221;: personalmente non so se questo dato sia indicativo di una generale passione per la scrittura degli italiani&#8230;</p>
<p>Credo più profondamente che il web rappresenti oggi un piccolo (grande) spazio dove sognare ancora, dove sentirsi individui capaci di autoaffermazione, di spontaneità e di partecipazione, laddove lavoro e società spesso non concedono molto.</p>
<p><strong>L&#8217;italiano &#8220;medio&#8221; nel Web</strong> ha il potere di diventare romanziere, poeta, artista o semplicemente di comunicare in libertà.</p>
<p>Uno spiraglio che si apre in quella sensazione di solitudine e di anonimato magistralmente rappresentata da Inarritu nel film Babel: desiderio di contatto e comunicazione per sopravvivere alla labirintica, strabordante e al contempo <strong>&#8220;desertica&#8221;</strong> metropoli giapponese&#8230;</p>
<p>Prima di riflettere sui difetti che il linguaggio dei blog potrebbe apportare al nostro italiano, si dovrebbe pensare a meccaniche più profonde e ben più preoccupanti&#8230;</p>
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		<title>Social Network e pubblicità: matrimonio infelice&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 09:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Ruocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>

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		<description><![CDATA[È corretto considerare queste piattaforme come dei canali pubblicitari dalle grandi potenzialità per il semplice fatto che riuniscono milioni di utenti? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi riallaccio al mio <a href="http://www.alturalabs.com/blog/2008/02/01/guadagnare-con-youtube/">post precedente</a> per approfondire la questione dell&#8217;efficacia della pubblicità contestuale nei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_sociale">social network</a>.</p>
<p>È corretto considerare queste piattaforme come dei canali pubblicitari dalle grandi potenzialità per il semplice fatto che riuniscono milioni di utenti? O siamo forse di fronte ad una realtà un po&#8217; diversa che vede le reti sociali solo come fornitrici di grandi spazi per la pianificazione pubblicitaria ma con <strong>scarsi risultati</strong> rispetto ad altre piattaforme?</p>
<p><strong>Google</strong> nel 2007 non ha raggiunto i risultati sperati nella raccolta pubblicitaria (solo 2827 milioni di euro rispetto ai 3231 previsti&#8230;), additando proprio i social network come i responsabili di questa disfatta, ed in particolare la delusione riguarda la raccolta pubblicitaria su <a href="http://www.myspace.com/">MySpace</a>, con cui il motore di ricerca ha siglato un <a href="http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/scienza_e_tecnologia/google4/google-murdoch/google-murdoch.html">accordo triennale</a> che gli consentiva di offrire pubblicità sul social network della <strong>News Corp</strong>. di <strong>Murdoch</strong> in cambio di 900 milioni di dollari .</p>
<p>I <strong>CTR</strong> della pubblicità sulle reti sociali sono i più bassi che Google abbia mai visto! &#8220;<em>I don&#8217;t think we have the killer best way to advertise and monetize social networks yet&#8221;</em>, <a href="http://www.paidcontent.org/entry/419-earnings-goole-q4-conference-call">ha dichiarato</a> con un pizzico di delusione <strong>Brin</strong>. Tante sono le strade provate e tante quelle che si stanno testando ma al momento ancora non si è capito come sfruttare le reti sociali per fare pubblicità.</p>
<p><strong>Schmidt</strong> comunque non ha dubbi che alla fine riusciranno a trovare il modo migliore per massimizzare il <strong>ROI</strong> derivante da questa forma di pubblicità, anche se le sue parole sembrano fin troppo ottimistiche alla luce dei fatti. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/02/yahoo-opa-conquista-spot-online.shtml?uuid=5655d558-d171-11dc-a28e-00000e25108c&amp;type=Libero">La notizia</a> degli ultimi giorni dell&#8217;offerta di <strong>Microsoft</strong> per comprare <strong>Yahoo</strong> sembra proprio una conferma al fatto che, nonostante si cerchino sempre nuovi canali, quella del search rimane sempre la strada vincente. E i maligni insinuano che Microsoft non sta traendo grandi benefici dal suo <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/7022/microsoft-entra-nella-proprieta-di-facebook/">accordo</a> con <a href="http://www.facebook.com/">FaceBook</a> anzi, starebbe addirittura perdendo, e i <strong>15 miliardi</strong> di dollari di quotazione a cui il social network è schizzato dopo l&#8217;acquisizione adesso sembrano un po&#8217; troppi&#8230;</p>
<p>Quali sono i motivi di questo insuccesso della pubblicità nelle reti sociali? Semplice (IMHO): i <strong>banner</strong> e la <strong>pubblicità contestuale</strong> non sono i formati adatti alle reti sociali. Ai banner in quel contesto quasi non si fa caso e la pubblicità contestuale quasi sempre non ha niente a che fare con le esigenze di utenti che usano quei siti per comunicare tra loro.</p>
<p>I problemi fondamentali quindi sono soprattutto 2: <strong></strong></p>
<ol>
<li><strong>la</strong> <strong>rilevanza</strong>, che è invece il punto di forza del <strong>search</strong> (è l&#8217;utente che cerca il messaggio) ma anche della pubblicità contestuale in siti di contenuti (l&#8217;utente interessato ad un certo tema considera l&#8217;annuncio come un servizio ulteriore per soddisfare il suo bisogno)</li>
<li><strong>l&#8217;intrusività:</strong> questo concetto di pubblicità infatti è proprio l&#8217;opposto rispetto ad <a href="https://adwords.google.com/select/Login?sourceid=AWO&amp;subid=IT-ET-ADS&amp;hl=it&amp;odomain=adwords.google.it">Adwords</a> (avrete capito che sono un fan&#8230;) ed anche ad <a href="https://www.google.com/adsense/login/it/?hl=it&amp;sourceid=aso&amp;subid=ww-it-et-ads&amp;medium=link&amp;gsessionid=JmvJa6yK4SU">Adsense</a>. La pubblicità viene considerata come <strong>non richiesta</strong> e quindi, <strong>non necessaria</strong> e il più delle volte <strong>fastidiosa</strong>.</li>
</ol>
<p>Qualche speranza per la pubblicità nelle reti sociali viene da <a href="http://advertising.yahoo.com/marketing/smartads/">Yahoo SmartAds</a> (guardate la demo), con la sua pubblicità <em>supersegmentata</em>, anche se con questo strumento forse si raggiunge l&#8217;obiettivo della rilevanza, ma comunque non si risolve il problema dell&#8217;intrusività (per non parlare poi del problema della <strong>privacy,</strong> poichè questo strumento fa girare la pubblicità grazie ad una segmentazione che tiene conto del profilo degli utenti registrati al network e delle loro ricerche).</p>
<p>Così com&#8217;è oggi dunque, la pubblicità nelle reti sociali non potrà mai raggiungere gli stessi risultati del search, ed è per questo che i CTR vanno giù a picco&#8230;</p>
<p>Quindi, al di là dell&#8217;ottimismo di Schmidt, le cose mi sembrano un po&#8217; più complicate e, per quanto gli ingegneri di Google si sforzino di cercare una soluzione in grado di far salire i CTR degli annunci nei social network, dubito io che potranno mai trovare una forma di pubblicità che possa anche lontanamente eguagliare il successo del search.</p>
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		<title>MySpace e Yahoo!?</title>
		<link>http://www.alturalabs.com/blog/2007/06/20/myspace-e-yahoo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 13:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Metrangolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[murdoch]]></category>
		<category><![CDATA[Myspace]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia che Rupert Murdoch stia contrattando il 25% di Yahoo! In cambio di My Space prospetta comunque uno scenario abbastanza intrigante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2323898.html?ref=hpsbdx3">notizia</a> che Rupert Murdoch stia contrattando il 25% di <a href="http://www.yahoo.com/">Yahoo!</a> In cambio di <a href="http://www.myspace.com/">My Space</a>, almeno così come gira in rete, scarna di ulteriori particolari e conferme su eventuali sviluppi della situazione,  prospetta comunque uno scenario abbastanza intrigante.</p>
<p>My Space con il suo bacino di utenti darebbe una nuova linfa di traffico e visibilità agli inserzionisti di Yahoo!, che soprattutto in Europa soffre di un gap per ora insormontabile nei confronti di Google.</p>
<p>Vediamo che succede.</p>
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		<title>Geriatric1927 &amp; Co: nonni arzilli alla conquista del social network</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2007 15:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Lanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

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		<description><![CDATA[Geriatric1927 è un caso esemplare: partito come fenomeno di massa su youtube, questo signore si cimenta nell'upload di video in cui racconta le storie di un'intera vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Internet, delle infinite opportunità offerte dal web e ancor più quando analizziamo il dilagante fenomeno del social network e del community networking si è soliti pensare ad un target di utenti e di possibili fruitori decisamente giovane.</p>
<p>Nel nostro paese gli internauti ultra cinquantenni sono decisamente una minoranza ma con stupore e con immensa soddisfazione scopro che nel resto del mondo qualcosa di straordinariamente incoraggiante e &#8220;rivoluzionario&#8221; sta avvenendo.</p>
<p>Più volte mi è capitato di pensare ai migliaia di blog personali che ogni giorno vedono la luce sul web come una sorta di raccoglitore della memoria globale, una opportunità e un patrimonio fino a questo momento inimmaginabile a disposizione delle generazioni future, uno spaccato multi sfaccettato ed eterogeneo non solo degli eventi storico culturali più importanti del nostro tempo bensì  una testimonianza reale della vita quotidiana di milioni di persone comuni e della loro interpretazione puntuale della realtà.</p>
<p>Fino a questo momento non avevo però  mai pensato al blog come strumento di recupero della memoria storica, quella memoria e quel patrimonio di storie ed esperienze che nella tradizione classica e più semplicemente in quella familiare erano appannaggio degli anziani e della cosiddetta tradizione orale.</p>
<p>Si dice che gli anziani ritrovino nel racconto il miglior rimedio contro la solitudine e quel senso di inutilità che spesso caratterizza quella fase della vita  ma è anche vero che quei racconti oggi mancano anche a chi  non ha più anziani nella propria famiglia o a chi pur avendoli non ha il tempo di incontrarli o di ascoltarli&#8230;insomma, da entrambe le parti, una grande perdita</p>
<p>Ma oggi per entrambi sembra esserci una nuova e inaspettata opportunità&#8230; mai sentito parlare dei blogger ultra ottantenni?</p>
<p>Date un&#8217;occhiata a questo insolito e simpaticissimo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9in-eYkvU_4">video</a>.</p>
<p>I racconti dei nonni abitualmente venivano tramandati a voce e in alcuni casi attraverso trascrizioni ma sempre relegati all’ambito familiare. Internet li trasforma, e li &#8220;globalizza&#8221;. Quel che prima era solo testo, ora può tornare a essere visivo (foto), voce (podcast) o addirittura video.</p>
<p>In questo campo il simpatico e tenerissimo <strong>Geriatric1927</strong> è un caso esemplare: partito come fenomeno di massa su <a href="http://youtube.com/profile?user=geriatric1927">youtube</a>, questo signore si cimenta nell&#8217;upload di  video in cui racconta le storie di un&#8217;intera vita. Oggi il Nonno internauta ha anche un suo sito personale (<a href="http://www.askgeriatric.com/">www.askgeriatric.com</a>).</p>
<p>Ma Geriatric1927 non è l&#8217;unico caso e neanche il più anziano della combriccola, il primato spetta a nonna <a href="http://www.allaboutolive.com.au/">Olive Reily</a> australiana ultracentenaria. Certo, non tutti questi arzilli nonnini sono in grado di poter fare tutto da soli, ma il fatto che debbano essere aiutati, spesso da nipoti più giovani, favorisce sia l’avvicinamento delle due generazioni, sia l’ascolto dei racconti da parte di chi deve metterli online, ascolto che diversamente potrebbe non avvenire affatto.</p>
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