Cybercensura senza frontiere
April 1st, 2009 in Social NetworksVogliamo sconfiggere la pedopornografia online. Vogliamo proteggere bambini e adolescenti dai pericoli della Rete. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma sulle modalità delle azioni da intraprendere lo siamo molto meno. La censura, potente strumento di valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, sembra essere la chiave del successo per alcuni. Ma chi e in che misura deciderà quanto saranno strette le maglie di questi filtri? Chi deciderà quale voce potrà passare, quale immagine, quale testo potremo visualizzare sullo schermo del nostro pc?
Questa parola, “censura”, anzi cybercensura, è una realtà, ed è oggetto d’indagine da parte dei Reporters sans frontières. Non solo, la giornata del 12 Marzo è diventata la “giornata mondiale contro la cybercensura” a sottolinearne l’importanza. Perché, lo sappiamo, nel mondo esistono paesi in cui la libertà d’informazione è ancora un’opinione. Si parla di Cina, Iran, Arabia Saudita, Corea del Nord, Cuba…ora si aggiunge a sorpresa nella lista l’Australia, con una legge che impone ai provider di filtrare i contenuti inappropriati per proteggere gli utenti. Ma siamo così lontani da queste problematiche?
Il dubbio sorge e le voci girano. E Internet, che fino a ieri ci sembrava l’ultimo baluardo dell’espressione individuale, dei piccoli spazi di sfogo e di libertà personale, si avvia verso strade tortuose. Basta cercare; recentemente è stato segnalato in LaRepubblica.it un caso di censura su Facebook.
L’azione di oscuramento ha colpito un gruppo che si fa chiamare “Rassegna Stanca”, e si occupa di pubblicare notizie estrapolate dai media dando il via a discussioni su temi d’attualità.
Si parlava di preservativi e Aids prima del viaggio in Africa del Papa e nel corso del dibattito è stato ripreso un brano de L’Avvenire che ha creato una lunga serie di commenti. La motivazione addotta da Facebook è stata che tale dibattito potesse risultare offensivo.
E sottolineo “social network”, quindi non uno strumento d’informazione pubblica; per quel che mi riguarda si tratta di uno spazio d’interazione sociale come potrebbe essere un autobus o un bar. Facebook ha messo delle regole grazie alle quali può esercitare il diritto di non pubblicare messaggi offensivi; e questo “teoricamente” è corretto. Credo che il problema non risieda tanto nel mettere qualche regola basilare alla pubblicazione dei contenuti, ma più che altro nel modo in cui vengono applicate; ad esempio nel far salire tutti sull’autobus e improvvisamente bloccare solo qualcuno…e chissà perché…
La definizione di contenuto “offensivo” è comunque molto ampia.
Su Facebook infatti può girare veramente qualsiasi cosa e personalmente ritengo che un dibattito d’attualità, non importa quale vocabolario sia utilizzato, sia più utile di un’applicazione che ti faccia scoprire se corrispondi di più a un cavallo o a un maiale. Ma sono opinioni personali, come sono personalissimi i criteri di filtraggio…
Direi che ancor più di questo episodio, possa far riflettere l’articolo 50bis del disegno di legge 733, già approvato in Senato: prevede l’oscurazione obbligatoria da parte dei provider di quei siti che, per i propri contenuti, vengono giudicati colpevoli di apologia di reato o d’istigazione per via telematica. Quindi tutto sarà nelle mani, e soprattutto nella testa, di un cybercensore. Ben vengano le iniziative rivolte a punire reati come pedopornografia e gambling, ma chi ci assicura che questo articolo non investa anche le opinioni personali e la libertà d’espressione? E se si tratta di trovare i colpevoli di qualche reato, perché non punire direttamente i responsabili “reali” piuttosto che obbligare i provider a fare da filtro e nascondere contenuti “virtuali”?
No Responses
There're no comments yet. Start networking!