Gli italiani nella blogosfera: creatività o bisogno sociale?
October 13th, 2008 in Social NetworksBlog e forum: c’è chi li vede come una minaccia e una causa dell’abbassamento qualitativo della lingua scritta, chi parla di una tendenza alla rapidità dell’informazione, a volte anche all’imprecisione grammaticale o ortografica…chi sente nuovamente minata la struttura della lingua italiana del futuro e dei giovani, gli utenti più a rischio di “contaminazione”…
Io vedo esperienze che parlano di collaborazione, condivisione, scambio di opinione.
In tempi in cui le nuove generazioni vengono accusate di apatia e di superficialità, i segnali che giungono dal cyberspazio mi sembrano positivi nell’intento e nel concetto, più di qualsiasi imprecisione formale.
La spontaneità di espressioni che ricalcano l’oralità quotidiana si associa alla libertà di navigare al di là dello spazio e del tempo: le parole di giovanissimi e meno giovani si intersecano e si legano senza alcuna distinzione.
Nessuna di queste improvvisazioni a mio avviso limiterà mai aree e funzioni appartenenti ai professionisti della lingua scritta, siano essi romanzieri, poeti o giornalisti: rappresenteranno però abitudine ed utile esercizio alla lettura e alla scrittura, senza diventare per questo realtà “alternative” a libri e quotidiani.
E c’è chi potrebbe partire da qui per costruire qualcosa di più grande, com’è accaduto in Giappone, dove il linguaggio elementare, estemporaneo ed emotivo della scrittura su cellulare ha già creato il primo caso letterario: un vero e proprio best seller che si inserisce nel filone in voga dal 2000 della “mobile literature”, raccogliendo i pensieri della ventunenne Rin durante i tragitti in treno dalla periferia al centro di Tokyo.
I blog e i forum sono usati spesso per trattare argomenti di nicchia, ma anche solo per segnare, come in un diario, eventi e private tappe quotidiane, per scambiarsi idee e appunti di viaggio. Da qui nascono esperienze artistiche che integrano la parola e la grafica, come istallazioni virtuali o frammenti di letteratura contemporanea dispersi in blog personali e forum dalle discussioni infinite. Il blog trova il suo spazio anche in siti aziendali, amplia le sue funzioni e assume mille diverse sfaccettature.
Uno studio di David Sifry del 2007 (“State of the Live Web”) ha individuato l’italiano come quarta lingua più utilizzata nella “blogosfera”: personalmente non so se questo dato sia indicativo di una generale passione per la scrittura degli italiani…
Credo più profondamente che il web rappresenti oggi un piccolo (grande) spazio dove sognare ancora, dove sentirsi individui capaci di autoaffermazione, di spontaneità e di partecipazione, laddove lavoro e società spesso non concedono molto.
L’italiano “medio” nel Web ha il potere di diventare romanziere, poeta, artista o semplicemente di comunicare in libertà.
Uno spiraglio che si apre in quella sensazione di solitudine e di anonimato magistralmente rappresentata da Inarritu nel film Babel: desiderio di contatto e comunicazione per sopravvivere alla labirintica, strabordante e al contempo “desertica” metropoli giapponese…
Prima di riflettere sui difetti che il linguaggio dei blog potrebbe apportare al nostro italiano, si dovrebbe pensare a meccaniche più profonde e ben più preoccupanti…
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